mercoledì 14 marzo 2012

Nuovo Libro: SOCIAL MOBILE MARKETING di Andreina Mandelli & Cosimo Accoto (EGEA)

da SOCIAL MOBILE MARKETING (EGEA, 2012) di Andreina Mandelli (@AndreMandelli) & Cosimo Accoto (@CosimoAccoto)

Nell’evoluzione della comunicazione mobile contemporanea viene emergendo chiaramente una più profonda tendenza alla wirelessness (Mackenzie, 2010). Con questo termine viene qualificata, come vedremo, la tendenza contemporanea all’esperienza della comunicazione mobile senza fili, incorporata nelle connessioni tra oggetti, dispositivi, servizi, piattaforme e infrastrutture, esperienza che viene riconfigurando senso e confini di luoghi domestici, spazi pubblici, realtà metropolitane e connessioni sociali. In questi nuovi spazi mobili, sociali e aumentati, le relazioni tra imprese e consumatori, e tra i consumatori stessi, non sono inquadrabili semplicemente in una prospettiva di multicanalità o cross-medialità. Per questi nuovi «altrove elettronici» (Berry et al., 2010) si tratta di cominciare a capire meglio come funziona quello che in Mandelli (2000) è definito come ubiquitous marketing e ubiquitous branding, dove le esperienze di marca sono vissute non in parallelo, ma come brani della stessa storia, raccontati collaborativamente da imprese e consumatori. La riscoperta del «luogo» (più o meno aumentato tecnologicamente) dell’esperienza e l’aumento di rilevanza dei network sociali mediati dalla tecnologia ci danno, anche, l’occasione per riflettere sui processi di formazione del valore e sul ruolo che il marketing può svolgere in questa prospettiva di co-produzione e collaborazione nel mercato.

Fonte: SOCIAL MOBILE MARKETING - L'innovazione dell'ubiquitous marketing con device mobili, social media e realtà aumentata

venerdì 16 settembre 2011

Executive Program in 'INTERNET & SOCIAL MEDIA' @SDA Bocconi

INTERNET & SOCIAL MEDIA FOR CORPORATE AND MARKETING COMMUNICATION (distance learning)


Dates
18th October - 17th November 2011


Timetable

October 18th: 6 - 7.30 pm

October 25th: 6 - 7.30 pm

October 26th: 6 - 7.30 pm

October 27th: 6 - 7.30 pm

November 2nd: 6 - 7.30 pm

November 3rd: 6 - 7.30 pm

November 7th: (face to face, optional in distance learning) 9am - 5pm

November 8th: 6 - 7.30 pm

November 9th: 6 - 7.30 pm

November 10th: 6 - 7.30 pm

November 15th: 6 - 7.30 pm

November 16th: 6 - 7.30 pm

November 17th: 6 - 7.30 pm

The online sessions will be partially lectures and partly interactive, using a virtual class on a distance learning platform.There will be interaction not only between the teacher and the individual course participants, but also student-to-student and at the entire class-level.Some of the interactions will be real-time (using the distance learning platform), but there will also be asynchronous forum discussions at class level and group level.
All the online sessions will be recorded and available in the virtual class at any time during the course.

The participants will receive a certificate of attendance.


Faculty

Andreina Mandelli - Program Director

(SDA Bocconi Professor, Adjunct Professor USI, Lugano and IE Business School, Madrid)

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Jeff Cole

(Director of the Center for the Digital Future, USC Los Angeles)

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Robert Kozinets

(Associate Professor, Schulich School of Business, York University)
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Paul Gillin

(Speaker, writer and social media strategist)
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Chris Ogan

(Prof. Emerita Indiana University, Expert of Media Systems)

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Matteo Morandi

(SDA Bocconi Professor)

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Davide Reina

(SDA Bocconi Professor)

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Guest Speakers


Dennis Pereira

(Senior Marketing Manager, PayPal)

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Simon Salt

(CEO, IncSlingers)

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Derek Browers

(Director of Accounts, Momentfeed)

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Alex Brunori

(Executive Creative Director, MRM + Momentum Worldwide)

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Gianluca Ruggiero

(Chief Operating Officer, MRM)

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Marco Martemucci

(CEO, Dixero)

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Matteo Sarzana

(General Manager, VML/Y&R)

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Matthias Lufkens

(Associate Director Media, World Economic Forum)

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Program info

martedì 9 novembre 2010

Marca e Metriche nei Social Media di Andreina Mandelli & Cosimo Accoto

A fronte della presenza e della partecipazione massiccia di utenti e consumatori nei social media, comunicatori, brand manager e marketer vengono riconoscendo la necessità di affrontare le comunicazioni che si sviluppano attraverso la conversazione, la creazione e la condivisione in rete con prospettive metriche e gestionali nuove.

Nella pratica recente sul tema delle social media metrics l’elenco degli indicatori dedicati alle misurazioni delle performance di comunicazione e marketing è stato arricchito introducendo, per la prima volta, misure nuove e, si direbbe, insolite come: friends, followers e supporters. Insieme, dunque, alle più classiche misure di page view, impression, click-through rate e visitor, si stanno aggiungendo metriche relative al numero di amici, fan e supporter, con l’obiettivo di analizzare la dimensione e l’impatto delle attività sociali e delle influenze in rete. Si tratta di un tentativo di estendere la quantità di indici messi a disposizione di chi si occupa di pubbliche relazioni, di brand manager e marketer per la valutazione delle strategie e delle operazioni di comunicazione
nei nuovi ambienti sociomediali.
La presenza di queste nuove metriche segnala un bisogno sempre più avvertito, oggi, da imprese e istituzioni nell’approcciare quella che è stata definita da Manuel Castells come mass self-communication. Un tentativo che sollecita practitioner e ricercatori a ripensare le metriche di marketing e comunicazione da impiegare nei cosiddetti social media (servizi di blogging e microblogging, piattaforme di social network, aggregatori per video sharing, ambienti e mondi virtuali, siti di social news e di customer review…), sempre più anche mobili e, come si vede sempre più spesso, geo-targeted in forma di servizi location-based.
A fronte, dunque, della diffusione crescente dei cosiddetti media sociali in rete e del loro coinvolgimento nella vita quotidiana di utenti e consumatori (e, per riflesso, di imprese e istituzioni), viene emergendo, in maniera chiara, la richiesta da parte delle aziende e delle organizzazioni di definire analiticamente e impiegare operativamente specifiche social media metrics e, soprattutto, come vedremo, di inquadrare questi indicatori nuovi entro un framework più aggiornato per un social media management efficace.

a cura di Andreina Mandelli
e Cosimo Accoto
(Università della Svizzera Italiana, 2010)

Il libro è disponibile online, sui siti:
Il mio libro:

Progetto ‘Digital Markets’

Contatto:
Prof. Andreina Mandelli
andreina.mandelli@usi.ch


Dalla web analytics alla social media analytics
Affrontare il tema delle misurazioni e delle metriche più opportune ed efficaci per le operazioni e le strategie di comunicazione e marketing nei/con i social media significa, tuttavia, avventurarsi ancora oggi in territori e lungo percorsi in buona misura in via di esplorazione e di mappatura. Nel passaggio dalla web analytics più classica alla web analytics 2.0 e, da ultimo, alla ‘social media analytics’, comunicatori, brand manager e marketer fronteggiano un panorama metrico contemporaneo in rapida evoluzione sia in relazione agli approcci analitici che guidano la scelta e l’impiego di misure e indicatori sia in relazione alle pratiche effettive e concrete che operazionalizzano, ad oggi, le strategie di data collection e analisi in ambienti ‘social-based’.
Nel mentre, quindi, analisti e marketing manager sono ancora impegnati a ripensare come meglio misurare una pageless experience (cioè la fruizione dei contenuti in rete non più centrati sulla metafora della ‘pagina web’) o ancora il view-through (vale a dire quanto accade online senza che vi sia azione di ‘click’), sono chiamati, anche, ad individuare le tecnologie e le operazioni più opportune per rendere accountable anche le nuove dimensioni comunicativo-partecipative proprie dei social media. In questa prospettiva, non si tratta però solo, banalmente, di individuare nuove metriche e nuovi indicatori chiave di performance (kpi). Più strategicamente, si tratta di verificare se le logiche audiometriche impiegate negli ambienti digitali di rete ‘pre-social’ siano adeguate a valutare la social agency dei clienti e degli altri stakeholder, ma anche della brand stessa entro i social media.
Si tratta anche e soprattutto, di capire se e come le strategie manageriali di ‘controllo’ (ancora dominanti nei processi di communication management contemporanei) debbano essere aggiornate per fronteggiare ambienti (al contempo ‘espressivi’ e ‘collaborativi’ come ha scritto Kotler in Marketing 3.0) a complessità elevata e, in certa misura, impredicibili.
Una recente ricerca (Mandelli, Accoto e Mari) mostra, invece, come le pratiche contemporanee di ‘social media measurement’ proposte dal field risentano di operatività e prospettive ancora in larga misura fondate su framework tradizionali e per qualche aspetto anche viziate da confusione concettuale (in sintesi spesso non è ben chiaro qual è il fenomeno che si misura e perché).

Pratiche e metriche di social media measurement
Nonostante gli sforzi compiuti, ad oggi, le pratiche di measurement risultano ancora in buona misura fortemente legate ad una prospettiva tecnocentrica e di piattaforma (‘misuro tutto quello che il sistema di monitoring mi consente di tracciare’) e centrate su una logica di misurazione degli effetti (‘cosa cambia per effetto della comunicazione’) anche nel caso, ad esempio, del buzz creato (naturale o fertilizzato che sia). Sembra mancare un chiaro quadro di quali siano i nuovi fenomeni che trasformano la marca in una co-creazione sociale (e quindi non necessariamente e gerarchicamente legati ad iniziative aziendali), ma anche di quale sia l’unità di analisi utile in ogni specifico ambito di misura e il link tra queste metriche e gli obiettivi di comunicazione e marketing.
In questo contesto si propone il contributo di questo libro, che raccoglie saggi che da prospettive diverse si propongono l’obiettivo di classificazione di queste metriche, per ricondurle a specifici obiettivi di comunicazione e marketing, a partire dal quadro più generale e strategico entro il quale questi fenomeni ci possono interessare.
Se il web, dunque, può essere visto come un enorme laboratorio diffuso per lo studio del comportamento umano in ambienti digitali, il social web invita all’espansione di questo laboratorio allo studio del customer behavior anche nelle sue dimensioni socializzate e, quindi, di customer networks secondo dimensioni molteplici (conversazionali, cocreazionali, di influenza). Tra queste, nelle esperienze pratiche contemporanee di social media measurement, molto spesso la dimensione comunemente intesa come conversazionale viene considerata particolarmente rilevante e, di conseguenza, un obiettivo di ascolto viene attivato con le relative operazioni di misurazione. Al minimo si ritiene oggi, infatti, necessario porsi all’ascolto della ‘voce del consumatore’ (voice of customer).

Fig. 1 Metriche secondo l’ approccio duale al management

Fonte: Mandelli (2010) Oltre il controllo del brand nei social media? in Mandelli and Accoto (2010) Marca e metriche nei social media

Il concetto di buzz monitoring (attraverso listening platforms) identifica la pratica di registrare, riportare e analizzare il vissuto e il condiviso dei mercati sociomediali espressi in forma di conversazioni tra utenti. In questa prospettiva, ad oggi, operativamente si fa monitoraggio e tracking di queste conversazioni tra utenti/consumatori al fine di segnalare, quantificare, identificare argomenti, atteggiamenti, sentimenti e idee in merito a brand, servizi e prodotti utilizzando metriche quali ad esempio: conversation reach, mentions volume, sentiment ratio. In maniera pervasiva, quanto varia, il field utilizza, in aggiunta, il concetto di engagement come termine per individuare un qualche grado di coinvolgimento dell’utente dentro questi nuovi ambienti sociali.
Practitioner e analisti ricorrono a un modello detto di customer engagement (CE) come framework audiometrico avanzato per valutare e quantificare il livello di interazione degli utenti con la marca e i suoi contenuti (es. video completion rate, applications installed/disinstalled, content downloads).
Inoltre, se si considera che si usa affermare che le raccomandazioni sono le campagne nei social media, risulterà evidente come, nell’analisi e nelle valutazione degli impatti delle strategie di social media marketing, la misurazione della brand advocacy è ritenuta svolgere un ruolo centrale quantificato attraverso metriche quali: number of reviews, mash-ups created, fan group creations.
Marketer e brand vengono, da ultimo, riconoscendo l’importanza della dimensione dell’influenza (in forma varia: epidemica, suggestiva, condivisiva, comunitaria, promozionale) e della rilevanza della natura e struttura dei social graph all’interno dei quali queste dinamiche d’influenza agiscono, misurate con indici quali: authority, strenght of tie, follower/followee ratio, # number of retweets per thousand followers, velocity, acceleration effect, trust, impact.
L’inquadramento metrico fin qui delineato ha come orizzonte analitico la valutazione di approcci centrati sul consumatore e le sue reti (customer-centric e network-centric). Ma un’ulteriore dimensione misurativa valutata nel field è quella interessata a individuare metriche aventi l’organizzazione e il brand come unità di analisi. In questa prospettiva si raccolgono dati sulla presenza corporate e dei brand in rete e sulle performance negli ambienti sociomediali per indicizzare il cosiddetto social engagement della marca.

Verso un framework sociometrico multidimensionale
A partire da un’analisi delle pratiche più significative nel settore e dalla comprensione dei modelli di relazione emergenti nei nuovi ambienti sociali, risulta un quadro delle nuove necessità di misura dal quale emerge la proposta per un framework sociometrico più avanzato, che rifiuta sia la semplice logica di misurazione centrata sulla piattaforma (e magari senza neppure avere chiari gli obiettivi di business per cui si misura) sia quella della misurazione esclusiva degli effetti della comunicazione di marketing.
In questa prospettiva, è necessario, invece, progettare e implementare prospettive metrico-gestionali che sappiano valutare e integrare dimensioni molteplici: prospettive di breve e di processo, contesti a relativa stabilità e scenari di incertezza, misure customer-centric e firm-centric, unità di analisi a livello individuale, organizzazionale e reticolare, focus su brand, rete, industry e società avendo chiare le necessità informative e di performance legate alle strategie ed obiettivi di social media branding e marketing, ma anche di protezione della reputazione aziendale.
La pianificazione tradizionale e il tipo di controllo delle brand metrics effect-based (con la loro natura semplificatoria) può essere applicata quando l’incertezza e la complessità del mercato sia bassa o in uno specifico e programmabile sotto-insieme dei mercati complessi (in presenza di sub-routines lineari). Le metriche, infatti, sono l’operazionalizzazione di un fenomeno che si intende misurare. Non sono valide per sè e in qualunque contesto. Non solo è importante partire da cosa vogliamo misurare e perché, ma anche capire quale metodologia ci permette di effettuare la misura in questione. Nell’approccio che proponiamo le metodologie rilevanti sono molte, perché le tipologie di controllo e metriche collegate sono diverse.
Quando ci serve raccogliere informazioni sulle conversazioni degli utenti in rete sono utili le piattaforme e le metriche di ascolto del buzz. Quando ci serve capire come i consumatori stanno vivendo e co-creando la marca, e che ruolo hanno i prodotti nella loro vita e visione del mondo, serve utilizzare una metodologia più complessa e qualitativa, in particolare la netnography basata sulle tecniche di participant observation e analisi etnografiche applicate ai social media. Anche queste pratiche possono includere elementi di misura quantitativa dei comportamenti, ma collegati e emergenti da pratiche di insight qualitativo che pongono al centro dell’interesse la cultura di marca e le pratiche sociali. Così come è necessario applicare le corrette metodologie quando il problema che ci poniamo è relativo alle percezioni e alle attitudini dei consumatori.
Nelle pratiche misurative del field si tende a dimenticare che le ‘conversazioni’ non sono la stessa cosa delle ‘percezioni’ (cioè i beliefs della marca), né queste ultime sono tutt’uno con le ‘attitudini’ (gli orientamenti affettivi) dei consumatori e ancor meno possono essere considerati una misura diretta della reputation aziendale.
Il quadro si presenta, dunque, articolato e complesso. Semplificare il rapporto tra consumatori e marca oppure confidare esclusivamente in standard di monitoraggio dominati da una prospettiva tecnologica e quantitativa, non aiuta a fronteggiare l’incertezza e la complessità dei social media.
Il recente diffuso interesse verso il monitoraggio e le misure delle conversazioni guidate da software può persino aumentare questa complessità.
Il brand management nei social media non è operazione semplice come comprare un sia pur sofisticato software di monitoraggio. In effetti, il brand management nei social media tende ad oscillare tra la logica degli effetti (ad es. con il buzz marketing) e l’idea che il brand nei social media non possa essere gestito. Noi tendiamo a pensare che il controllo del brand possa essere ancora considerato un concetto utile, se esploriamo, però, le sue dimensioni communication-based, oltre e al di là della tradizione del comando e del controllo.
Proponiamo di adottare per i social media l’approccio al management proprio della ‘razionalità duale’, emergente dagli studi di come si possa fare management in ambienti complessi e incerti. I brand network nei mercati dei social media sono organizzazioni complesse, che non possono essere semplicemente gestite attraverso comunicazione gerarchica, i cui effetti possono essere pianificati e misurati; ma ciò non impedisce di sviluppare strumenti di valutazione delle attività svolte, anche a supporto delle decisioni e degli investimenti.

Fig. 2 Diverse classi di metriche, diverse metodologie


Fonte: Mandelli (2010) Oltre il controllo del brand nei social media? in Mandelli and Accoto (2010) Marca e metriche nei social media

Il management in (non di) questi ambienti ad alta complessità e socialità può svilupparsi sia attraverso pratiche selezionate tendenti all’ottimizzazione delle risorse (razionalità economica) che attraverso eccellenza e leadership nella comunicazione (razionalità comunicativa). Il management nei social media richiede la capacità di fronteggiare la complessità attraverso l’intelligenza distribuita (controllo formale + controllo informale, + informazione rilevante che fluisce dalla periferia verso i decisori, + maggiori decisioni prese in periferia), ma anche attraverso l’abilità di influenzare la dimensione razionale/economica delle conversazioni e delle narrazioni, attraverso istituzioni media professionali e la gestione delle economie della mediazione.
Il nuovo controllo del brand (se possiamo ancora chiamarlo così) emerge dall’applicazione ai social media delle migliori capacità di comunicazione e conversazione con clienti e stakeholder oltre che dalla capacità di riorganizzare i sistemi e le pratiche di comunicazione in un’ottica più distribuita. Un brand dovrebbe essere concepito come un processo di costruzione di senso (non un’entità), generato dalle interazioni varie e dinamiche dei brand stakeholders, connessi dalle narrazioni del brand a cui tutti questi agenti partecipano.
Tutte le narrazioni del brand producono il senso (e l’influenza) dell’azione brand-related dei differenti agenti (gli investimenti, gli acquisti, etc.). Alcune di queste narrazioni sono più integrative (connettendo distanze fisiche e culturali) e più autorevoli (e quindi influenti) di altre. Il controllo del brand nelle collettività sociali complesse (come possono essere i social media) può essere concettualizzato come, al contempo, ‘facilitante’ la costruzione della ‘mente collettiva’ brand-related (interrelazione degli stakeholder) e, allo stesso tempo ‘parlante per conto di’ tutti gli stakeholder del brand.
Il primo obiettivo può essere raggiunto seguendo le regole di management di quella che K. Weick chiama ‘organizzazione impermanente’ e, cioè, costruendo intelligenza distribuita e processi decisionali interazionali con attenzione maggiore ad immaginazione ed esperienza più che a piani e routines. Il secondo obiettivo richiede un’attivazione del ruolo conversante e narrante della marca, giustificata da autorevolezza conversazionale e narrativa, raggiunta attraverso attività di legittimazione in tutte le forme previste (v. il ruolo della credibilità e i meccanismi di costruzione dell’influenza nei processi di costruzione dell’opinione).
Seguendo queste riflessioni, il brand management nei social media può essere descritto come un insieme di diverse attività, influenzate dai ruoli del professionismo della comunicazione e delle economie della comunicazione. Esse sono: 1) pratiche di monitoring/alerting; 2) intelligence distribuita e facilitazione delle decisioni alla periferia del sistema; 3) partecipazione attiva alle conversazioni rilevanti; 4) stimolo alla partecipazione delle conversazioni degli stakeholders; 5) narrazione attiva per connettere conversazioni distanziate, produzione di senso del passato e del futuro del brand, influenza sulle azioni brand-related; 6) costruzione di credibilità e autorevolezza nelle conversazioni e narrazioni del brand.
Le metriche che rispondono alla logica pianificatoria e razionalizzante trovano il loro spazio in questo quadro, come avevamo già evidenziato, all’interno di precisi e specifici ambiti, limitati nel tempo e nello spazio, considerati come sub-sistemi semplificati di un quadro molto più complesso, che va capito e ‘misurato’ (quando è possibile) con strumenti e logiche diversi.
Emerge da questo ulteriore sforzo di classificazione quindi la necessità di costruire nuove metriche, che rispondano ad una logica di management communication-based. Stiamo parlando in particolare di metriche che siano in grado di catturare le capacità comunicative e di leadership centrali e distribuite dell’azienda e di chi si occupa di brand management. Stiamo parlando della misura delle risorse di comunicazione disponibili e create nei social media come: communication skills e culture, natura e processi di interazione, accesso alla conoscenza rilevante da parte di conversanti e decisori, capacità decisionale distribuita, numerosità e natura dei feedbacks, risultati di co-creation, linking value della marca, capacità di storytelling della marca, brand culture, credibilità, autorità e reputazione.

Andreina Mandelli, Cosimo Accoto

da Webook "Aria di rivoluzione" - I quaderni della comunicazionw (ADC Group)

http://is.gd/gRuZF Scarica il Pdf su Scribd

martedì 15 dicembre 2009

Il settore delle Ricerche di Mercato in Italia. Intervista a Giorgina Baldi (Leader Field – Marketing Research, Milano)

Come sono cambiati negli ultimi tre anni bisogni e comportamenti dei clienti del settore?

E' stato possibile rilevare una costante tendenza a richiedere sempre più qualità ad un minor costo. In pratica l’affermazione “value for money” è sbandierata in linea teorica, si richiedono sempre più spesso parametri ben definiti per supportare/dimostrare l’eccellenza della qualità, ma allo stesso tempo si vuole spendere sempre meno dando l’impressione di voler essere rassicurati formalmente senza porsi il problema di come si possano soddisfare certe esigenze a costo 0.

Qual'è l'impatto delle nuove normative e tecnologie sull'offerta di servizi tradizionali?

I principali mutamenti normativi riguardano la disponibilità/accessibilità ai numeri telefonici e relative autorizzazioni per la legge sulla privacy. Certamente ciò ha reso più difficoltosa l’effettuazione di interviste telefoniche. Tale metodologia continua ad essere in uso e richiesta dai Clienti, ma se non cambiano le condizioni operative, prevediamo una diminuzione di tale attività nel prossimo futuro a favore di un incremento delle interviste on-line. Tale soluzione che può anche dimostrarsi più economica ha un vizio di fondo, gli intervistati appartengono ad un panel che viene ripetutamente sollecitato e quindi i rispondenti diventano degli “specialisti” dell’intervista, perdendo quel connotato di spontaneità e genuinità che è indispensabile per poter affermare che il campione sia rappresentativo del target di riferimento.

A fronte di questi cambiamenti, le PMI del settore hanno sviluppato nuovi servizi?

Premesso che in Italia non esiste una cultura delle ricerche di mercato né a livello consumatori né a livello di PMI, confondendo spesso ricerche e sondaggi d’opinione, l’unica possibilità che rimane ad un piccolo operatore che vuole mantenere la sua indipendenza è dimostrare le sue capacità in termini di professionalità, competenza, qualità e soprattutto flessibilità. Tali caratteristiche sono molto ricercate dai clienti e spesso in possesso delle grandi realtà. Non esiste nessuna forma di supporto che permetta ad una piccola azienda di investire per sviluppare nuove soluzioni tecnologiche o sperimentare nuovi servizi, non resta quindi che puntare sulle proprie capacità e reputazione.In un tal contesto, pur essendo la differenziazione un elemento fondamentale per lo sviluppo dell'impresa, non si è in grado di sviluppare nuove metodologie, opportunamente testate e validate per l'impossibilità di impiego di risorse non a disposizione della piccola impresa.

Allo stato attuale, per aver successo nel settore è più importante fare volumi o essere specializzati?

Nel nostro settore dove i grandi concorrenti dichiarano ‘specializzazioni’ che investono metodologie e modelli di analisi differenti, puntare su una ‘super-specializzazione’ non paga perché sarebbe troppo riduttivo e non esiste mercato per prodotti di nicchia da parte di una piccola realtà aziendale che non sia supportata da collegamenti con Università o altre istituzioni. E’ preferibile rinunciare all’incarico se richiesti di portare a termine un progetto con un approccio metodologico per il quale non abbiamo la sufficiente esperienza e competenza.I volumi sono necessari per la sopravvivenza, ma senza esagerare per non perdere di vista la qualità del lavoro.

Secondo lei, invece quali logiche dovrebbero essere abbandonate?

Purtroppo in Italia, con esclusione delle grande aziende che sappiamo rappresentano una buona minoranza degli operatori economici, esiste una diffusa ignoranza riguardo le ricerche di marketing, spesso confuse con i sondaggi di opinione, e sull’utilità che rappresentano per le aziende, specialmente in un periodo di difficoltà come quello attuale. La logica da abbandonare sarebbe quella di non saper valorizzare questo indispensabile strumento e quindi vivere la ricerca come un costo per l’azienda anziché un’opportunità che permetterebbe di ottenere anche dei risparmi incanalando le risorse nella direzione più opportuna evitando sprechi negli investimenti.
Molto spesso la visione un po' miope degli imprenditori che quando sono in una fase economica positiva non sono interessati a guardare avanti, mentre quando sono in fase critica o di recessione, tendono a tagliare i costi o a non investire in ciò che ritengono superfluo, senza valutare i potenziali danni che ne derivano.

Qual è il modello/formula prevalente in Italia?

Più dell’80% del mercato delle ricerche è localizzato in Lombardia, nell’area della grande Milano con un offerta molto ampia e variegata. Qui si concentrano le sedi nazionali dei grandi gruppi multinazionali come pure una miriade di piccole agenzie, alcune perfettamente valide, animate da seri professionisti, altre mimetizzate sotto il grande cappello ‘servizi di marketing’ che offrono di tutto, dal call-center, alle promozioni, al tele-marketing,… Questa poca chiarezza certo non giova a ben delineare chi è professionista della ricerca da chi non lo è.La formula prevalente è quella di offrire il 100% dei servizi richiesti dal Cliente: i più preparati certo sanno distinguere, ma per chi si affaccia per la prima vota è facile fare una scelta sbagliata.

Secondo lei, sta aumentando o diminuendo la loro dimensione nel settore? Perchè?

Si sta assistendo ad una maggior concentrazione in gruppi di grandi dimensioni, in genere con proprietà estera. Il numero di operatori si sta quindi riducendo a causa delle acquisitions, questo anche se di fatto non ritengo che ci sia una pari riduzione nel numero degli addetti.La dimensione aumenta proprio perché un unico operatore internazionale può aver inglobato 2-3-4 piccoli operatori locali. Il motivo è senz’altro la globalizzazione, sempre più spesso una ricerca viene effettuato non più a livello europeo, ma a livello mondiale e spesso le multinazionali si rivolgono a gruppi presenti in 50-60 Paesi perché richiedono l’utilizzo di uguali metodi di lavoro per poter più facilmente comparare i risultati ottenuti in diversi continenti.

Secondo lei, quale sarà la tendenza di variazione di fatturato nel settore nei prossimi 3 anni? E quale la variazione nei costi?

Il settore nel suo complesso, ritengo manterrà un segno positivo, anche se sempre ad un livello inferiore al tasso di crescita in Europa o a livello mondiale, potrebbe arrivare ad un +3,2 % alla fine del terzo anno.Gli unici costi che possono incidere in modo significativo sono relativi a: carburante, tariffe telefoniche, oneri fiscali. E’ auspicabile che nei tre anni non si superi una soglia del 2-2,5%.


Giorgina Baldi
International Operations Mgr.
Leader Field Marketing Research srl
Leader Field (http://www.leaderfield.com) è un Istituto attivo dal 1978 nel campo delle Ricerche di Mercato. Offre servizi di Ricerca quantitativa e qualitativa (full service).

mercoledì 25 novembre 2009

Banda larga, l’internet veloce corre a rilento in Italia_Intervista Sky.it ad Andreina Mandelli (USI/SDA Bocconi)

Alla fine, "la banda larga si farà". Almeno così sembra: stando a quanto dichiarato dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, il governo dovrebbe stanziare infatti i fondi per internet veloce entro fine anno.
Era stato a inizio novembre, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta a dare lo stop governativo ai fondi, provocando le critiche di Confindustria e della rete. Adesso, dopo le rassicurazioni di Scajola, il “piano Romani” (così si chiama perchè prende il nome del suo promotore, il viceministro allo Sviluppo con delega alle Comunicazioni) dovrebbe dunque essere finanziato: prevede di garantire - almeno teoricamente - internet veloce a quasi tutta la popolazione italiana, con l’obiettivo di portare la banda larga a 20 Mbs al 96% dei residenti entro il 2012 e raggiungere il restante 4% con una navigazione a 2 Mbps. [...]

“Le attività che possono essere svolte sulla rete grazie alla banda larga sono ovviamente diverse – spiega Andreina Mandelli, docente SDA e professore a contratto presso il dipartimento di management dell' università Bocconi di Milano - Innanzitutto, va considerato l’aspetto formativo: basta visitare il canale “education” di Youtube per rendersi conto come ormai ci siano intere lezioni universitarie, alcune delle quali con docenti di grande fama, interamente disponibili on-line. Ma banda larga vuol dire anche disponibilità di prodotti formativi più strutturati e organici, che usano il video come una delle componenti essenziali di questa formazione a distanza. Chi non ne può usufruire è inevitabilmente tagliato fuori”.
“Osservando il fenomeno nella prospettiva del consumatore digitale – prosegue la docente - le attività che possono essere svolte sulla rete sono poi molto diverse. Un utente che non dispone di internet veloce deve ad esempio rinunciare all’intrattenimento basato sui video, a quello incentrato sui giochi ad alto contenuto di multimedialità, alla video informazione e ai servizi di video-chat”.
Un capitolo a parte merita invece l’e-commerce: “con la banda larga cambia radicalmente l’accesso agli acquisiti on-line: nell’ambito turistico, solo per fare un esempio, una cosa è se voglio vedere una destinazione turistitica attraverso un video, un’altra è se devo semplicemente attenermi alle testimonianze di altri viaggiatori. Tutte attività, queste, in cui viene valorizzata la cosiddetta ‘social richness’: ovvero la ricchezza sociale della modalità video, che è molto più alta di tutte altre forme di comunicazione”.

di Filippo Maria Battaglia - Sky.it (Articolo Integrale)

lunedì 23 novembre 2009

Un Flash Mob contro la Violenza sulle Donne

Si è bloccata per qualche minuto la vita caotica di piazza Duomo nel cuore di Milano: tutti immobili alle 13 e 30 per fermare la violenza contro le donne.
Milano, 23 novembre 2009 – Intervita Onlus, insieme ad altre 300 persone hanno dato vita oggi a un’iniziativa di Flash Mob in piazza Duomo a Milano. Minuti di silenzio e immobilità brandendo cartelli contro la violenza sulle donne per dare voce all’impegno di Intervita al loro fianco.

Credits Photo:A. Pagliarulo
Siamo Pari! è la campagna lanciata da Intervita nel 2009 per i diritti delle donne. Sostegno nel difficile percorso di denuncia delle violenze ma anche formazione professionale e scolastica e microcredito per raggiungere l’autonomia sono gli strumenti di Intervita per un futuro di parità.

venerdì 18 settembre 2009

Did You Know 4.0

sabato 22 agosto 2009

martedì 11 agosto 2009

La GM si affida a eBay

Manovre anticrisi negli Stati Uniti. E la risposta, come spesso accade in questo periodo, è Internet, il digitale che dovrebbe salvarci tutti. Da domani, e fino all'8 settembre, molti cittadini americani potranno acquistare un veicolo della General Motors su eBay. Un tentativo per rilanciare il mercato dell'auto che è frutto di un accordo che le due società hanno annunciato oggi con il lancio di un programma pilota in California.

Sul nuovo sito web gm.ebay.com verranno messi in vendita i modelli Chevrolet, Buick, Gmc e Pontiac. Oltre 225 concessionarie di GM in California partecipano al programma, aggiunge la nota, spiegando che il nuovo sito
permetterà ai clienti di confrontare i prezzi dei modelli, di trattare sul prezzo e di mettersi d'accordo su finanziamenti e pagamenti. Saranno disponibili due modalità, le due tipiche del sito d'aste: "Buy it Now", con cui i clienti compreranno le macchine al prezzo di listino, e "Best Offer", dove invece si svolgeranno delle aste e le vetture andranno al miglior offerente.

sabato 25 luglio 2009

Jeff Bezos (Amazon CEO) raccconta la nuova acquisizione di Zappos.com


Qui la lettera di Tony Hsieh (CEO - Zappos.com) che annuncia la conclusione degli accordi con Amazon ed i combiamenti che avverranno nella sua azienda.

mercoledì 22 luglio 2009

Ranking dei Brand Leader nei Social Media

A new must-read study is out about engagement marketing among the world’s most valuable brands. The engagementdb report, developed by wetpaint and Altimeter (of Charlene Li fame), draws the following conclusion:

“The most valuable brands in the world are experiencing a direct correlation between top financial performance and deep social media engagement. The relationship is apparent and significant: socially engaged companies are in fact more financially successful.”

In the report, the four leaders, Starbucks, Toyota, SAP and Dell, detail their best practices. All companies talk about their commitment to social media and the organizational changes that allowed for their success.

ENGAGEMENTdb: Most Engaged Brands On Social Media -